Il mental trainer aiuta l'allenatore a vincere



Sono anni che si dice che – prima o poi – l’interesse di tutte le società sarà rivolto alla figura del mental trainer. Ci siamo!

Oggi infatti tutte le società di medio alto livello pensano che non è più possibile trascurare un fattore determinante come l’allenamento mentale. Lo pensano anche le società di basso livello ma purtroppo quest’ultime pensano anche di non poterselo permettere.

Comunque, sono sempre più frequenti le dichiarazioni di ” disfatta a causa di un cattivo stato mentale”. E questo è proprio dovuto al fatto che c’è sempre una maggiore attenzione e competenza verso questo aspetto della prestazione sportiva

Si è scoperto infatti che a qualsiasi livello non fà mai grande differenza l’aspetto fisico o l’abilità tecnica dei giocatori… ma il loro atteggiamento mentale.
Influisce per più del 50%

Tra categorie diverse fà ancora molta differenza l’aspetto fisico e quello tecnico certamente,…ma chi mai gioca campionati a livello inferiore dal proprio? Nessuno.
Ecco dunque perché è l’allenamento mentale, a tutti i livelli, a fare sempre un’enorme differenza e determinare le prime posizioni nella classifica.

Ciononosatante, ancora pochi sanno che è così e solo i più astuti si stanno organizzando per inserire nel programma di allenamento stagionale l’allenamento mentale che li farà vincere.
E anche se non tutti gli allenatori hanno capito come sia possibile allenare la mente, ormai tutti sanno che otterranno enormi vantaggi, anche personali, dall’essere affiancati da un mental trainer che può occuparsi di questo.
Ogni valido allenatore sa che il mental trainer contribuisce anche alla sua crescita professionale perché opera seguendo le direttive impostate dall’allenatore stesso e dà dimostrazione di come sia possibile “ chiedere di più a se stessi” e ottenere di più dalla squadra.

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Come farsi capire al volo

Ti capiscono al volo quando parli? No è?

E non sei il solo…ma potresti essere uno dei pochi che attraverso le facili regole della comunicazione efficace riuscirà ad essere ascoltato e capito in men che non si dica.

Si fà una fatica “bestiale” a parlare… scoprendo che poi bisogna ricominciare tutto da capo. Ma c’è qualcosa di buono in questo ed è che serve solo 1 decimo di quell’impegno per far proprie le abitudini suggerite dalle semplici regole della comunicazione efficace.

Una volta per tutte fai tue queste regole e fai tua l’abitudine di ottenere i risultati subito.

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Come diventare un genio

Ti piacerebbe essere identificato come “Genio” nel tuo sport?

I vantaggi sarebbero innumerevoli: per dirtene uno, la tua comunicazione diventerebbe automaticamente più efficace. Si perchè quando un genio parla tutti si predispongono ad ascoltarlo senza perdersi nemmeno una sillaba di quello che dice, e sarai daccordo con me che questo ti permetterebbe di essere compreso molto più facilmente.

Ma come e quando potrai essere riconosciuto genio? In realtà tu genio lo sei già; ovvero hai già tutte le qualità che servono per produrre quelle dimostrazioni che ti consegnerebbero l’ambito titolo. Quello che ti distanzia da quel riconoscimento è il lavoro necessario per convincere gli altri.

E sai perchè? perchè un genio è tale quando per primo dimostra i validi passi che porterebbero chiunque allo stesso risultato. E’ questa la mia definizione di Genio.

Sarai daccordo sul fatto che se dici di aver avuto un’idea geniale e poi nessuno riesce a capirla o a replicare i tuoi stessi risultati tu non verrai mai, ne creduto, ne riconosciuto ” geniale”. Sarà sempre così, ed è successo a tutti, anche ad Einstein.

Infatti, a mio avviso, la definizione “ GENIO” è indicata per riconoscere all’autore di un risultato dimostrato, la sua originalità.
Non è dunque una caratteristica innata “ essere un genio” , – tutti facciamo cose in maniera originale -, ma è solo quando riusciamo a dimostrare per primi com’è possibile fare quel qualcosa di nuovo, che ci viene assegnato il titolo di Genio.

Il grosso del lavoro dunque, dopo aver dato libero sfogo alla tua fantasia, sarà quello di metterti all’opera per creare quel complesso ponte che mette in comunicazione la tua idea con la capacità degli altri di capirla. Non è da poco, ma alla fine, a lavoro concluso, sarai un Genio anche per gli altri.

Buon lavoro!

Roland Delvecchio

P.S. Scarica gratis la guida che consente di creare il percorso tra le tue idee e gli altri.

Altri libri: Qui

Come ottenere l'impossibile!


Hai scritto i tuoi buoni propositi per il 2012?

E che fine hanno fatto quelli che avevi per il 2011? Li hai ottenuti? O erano obiettivi che oggi sei pronto a ritenere impossibili da raggiungere?

In verità, anche tu sai che solo poche persone mettono per iscritto i propri obiettivi e che tra questi molti abbandonano ogni proposito già dopo poche settimane.

E c’è un motivo perchè questo accade… ma soprattutto c’è una soluzione per evitare che si ripeta. Te la presentiamo qui, in questo breve ebook gratuito.

Tu puoi arrivare dove vuoi ma devi prima avere una guida che ti dia le dritte per semplificarti il lavoro, altrimenti, come ogni anno, ti scontrerai con le solite difficoltà che inesorabilmente ti faranno cedere .

Ecco la guida! si chiama VISION. Scaricala o richiedila con una mail.

Niente più scuse d’ora in poi. Se farai quello che c’è scritto nelle poche pagine di questo ebook puoi perfino raggiungere quello che ritieni impossibile.

E’ tutto in questo ebook gratuito e se vuoi te lo puoi regalare scaricandolo dal sito www.pnlsport.it (quando sarà disponibile nell’area ” gratis per te”) o richiederlo- per averlo subito- con una email al nostro indirizzo (info@pnlsport.it)

Buon 2012 da parte di tutti noi di PNLSPORT

E buon viaggio! Perchè stavolta, davvero, arriverai dove vuoi.

Come diventare un leader.


Pagando o con le giuste spintarelle chiunque può arrivare ad occupare un posto di comando. Ma il titolo di “ LEADER” nessuno lo può comprare…perché leader è solo chi ottiene tale riconoscimento dal team che dirige.

Se ti stai chiedendo qual è la caratteristica principale di un leader, la risposta è: il suo atteggiamento mentale.

Infatti, chiunque voglia davvero diventare un leader deve cominciare col far proprio l’atteggiamento mentale che consente di conquistare un team.

Ecco qui in sei punti i dettagli dell’atteggiamento mentale di un leader.

1- Il leader si assume sempre la responsabilità del suo gruppo e ciò significa che non attribuisce mai agli altri la colpa quando ottiene pochi risultati. Sa inoltre che sta a lui cambiare la situazione e che ha il potere di farlo.

2- Il leader sa gestire i suoi stati d’animo. Esce subito da stati improduttivi quando questi lo limitano ed entra in quelli che ne stimolano la produttività. Conosce quindi il meccanismo che permette di gestire la comunicazione con se stesso e la sua fisiologia.

3- Il leader decide molto velocemente e- quando ritiene di doverla cambiare- cambia idea molto lentamente. A differenza di chi impiega molto tempo per decidersi e ai primi ostacoli si tira subito indietro.

4- Il leader sa cosa vuole. Dunque ha bene in vista ciò che desidera e dedica tempo alla pianificazione delle azioni da compiere per ottenerlo.

5- Il leader conosce i suoi valori e agisce allineato con essi. In altre parole fa ciò che dice.

6- Il leader cerca sempre il lato coinvolgente dei progetti e questo gli permette di sfruttare anche l’energia che le persone sprigionano quando lavorano con passione; anziché doverle spingere a fare il loro compito…come di solito è costretto a fare un “capo”.

Essere tutto questo è difficile, lo so! Per questo è davvero un merito essere leader.

Per saperne di più hai a disposizione un ebook: il volume 2 del corso allenatori nel quale tratto l'argomento Leadership

Decidere in autonomia.


Ciao ! Mi rivolgo a te sportivo che - come me un tempo - non riesci a tirare fuori il meglio di te senza il parere degli altri. E' vero l'unione fa la forza e i risultati ottenuti da due persone che collaborano non è solo doppia rispetto a quella di un singolo ma è decuplicata. E proprio per questo non ti dirò di agire da solo ma anzi...semmai cercherò di spiegarti che, com’è importante migliorare la capacità di trovare collaborazioni, è importante mantenere la facoltà di prendere decisioni autonome.

Cosa intendo? Ti è mai capitato di cercare conferme sulle tue qualità, capacità, o addirittura sulla tua identità? Hai mai chiesto ad un amico: “secondo te posso farcela?”.

Ti è capitato vero? Beh ! Di questo parlo. Parlo del fatto che se usi questa strategia di azione devi sapere che in essa c’è una componente che è totalmente al di fuori del tuo controllo e che, non dipendendo da te, ti proporrà risposte che non terranno conto di molte cose che ti riguardano e che non riguardano invece chi ti parla… e questo è spesso causa di guai e delusioni.

Ma come può una persona abituata a decidere sulla base di “pareri altrui” iniziare a decidere in autonomia? Semplice. Anziché chiedere materialmente parere a qualcuno immagina di porre la stessa domanda a qualcuno che stimi e di cui hai piena fiducia ma che in quel momento esiste solo nella tua mente; e poi, sulla base della risposta che riceverai, procedi.

Funziona davvero, anche se scoprirai che la risposta che otterrai è spesso quella che non vorresti ricevere; che sai essere quella più difficile da applicare e la più destabilizzante per le tue certezze. Ma è quella di cui tu hai veramente bisogno perché è confezionata tenendo conto delle tue vere esigenze, a salvaguardia della tua integrità.

Lo so! Non è proprio facile…ci vorrebbe un coach.

Ma la domanda che ho da farti è: E se non ci fosse nessuno a dirti ciò di cui hai bisogno come procederesti? Sono sicuro che in una circostanza del genere svilupperesti subito l'abilità di generare le risposte che cerchi prendendo spunto da ciò in passato hai dimostrato. Del resto, anche la risposta del tuo amico si formulerebbe sulla base di qualcosa che tu hai già dimostrato vero? E allora? Che aspetti a decidere da solo quello che puoi fare o no?

Hai già vinto? E Allora vincerai!

Ebbene sì! Il segreto principale di chi vince è quello di riuscire a vedersi vincere ancora prima di aver giocato. Quello che intendo è che per riuscire a mettere “in campo”, al momento della partita, il massimo dalle proprie capacità fisiche e tecniche è necessario entrare nello stato d’animo potenziante che si produce solo visualizzando la vittoria.

Si può credere che ci siano eccezioni a questo, come ad esempio quelle sconfitte che giungono per la troppa convinzione di superiorità, ma ti assicuro che in quei casi ci sono altri fattori limitanti che intervengono, di ti cui parlerò una prossima volta.

Quel che più conta in questo articolo è che si comprenda l’importanza di dedicare parte dei propri allenamenti allo sviluppo della capacità di visualizzazione, in modo da dar vita a una sorta di previsione futura che consente la massima chiarezza sull’obiettivo da raggiungere.

Come si sa, il nostro cervello coordina il corpo e cerca le risorse giuste per lo scopo in base alla chiarezza delle immagini che in esso sono visualizzate. Per questo esiste il detto:” Se non hai chiaro dove vuoi andare sarà dura che tu ci arrivi”.

Nello sport è la stessa identica cosa. Per avvalersi di tutte le risorse corporee e mentali bisogna rappresentarsi vincenti. E come si fa? Ci si allena ad imparare a creare immagini vincenti. Per qualcuno la cosa è molto facile e lo fa già: e vince. Per chi, invece, visualizza bene ma non vince si tratta di assicurarsi che a riempire quelle immagini siano contenuti potenzianti, come la festa e i premi dopo la vittoria, cioè cose che stimolano alla massimo impegno. Per questo lavoro un Coach è fondamentale perché molto spesso questo processo non è gestito dalla coscienza del giocatore e quindi non sà come intervenire. Lo stesso vale per chi non visualizza spontaneamente perché si affida principalmente all’udito o alle sue sensazioni. In questo caso si tratta solo di cominciare a trasformare quel modo di pensare in immagini dato che per questo scopo le immagini sono preferibili. Tutto Qui. Bisogna allenarsi anche mentalmente…ma non è una novità.

Mi ripeto: La principale carenza riscontrata nelle persone che non raggiungono i propri obiettivi è quella di non riuscire ad immaginarsi nell’atto di averli raggiunti. E Cosa significa? Significa che le persone non sono abituate a fare la cosa più utile allo scopo, farsi un’immagine di se che raggiunge l’obiettivo.

Sembra logico? E lo è. Quel che invece sembra assurdo è che non si consideri questo fatto importante quanto allenarsi ogni giorno fisicamente e tecnicamente.

Secondo te quanto è inutile allenarsi fisicamente per una partita se non sai dove e quando si disputerà? Trascurare l’allenamento mentale per acquisire la capacità di visualizzare equivale a trascurare le informazioni che ci dicono dove e quando si gioca.

Einstein aveva ragione...


Una celebre frase di Einsten recita:

"E' meglio essere ottimisti e sbagliarsi che essere Pessimisti ed avere ragione". Quando l'ho letta la prima volta ho pensato: " Che Genio ! ". Già perchè nulla mi sembrava più semplice di questa ovvietà e ciononostante mi dava l'idea che fosse una regola universale.

Per questo mi è rimasta in testa fino a che, tornando a casa, ho incontrato un'amico al quale, entusiasta, l'ho recitata. Immaginate la risposta?

"Non è vero", mi ha detto.

"Come non è vero?" Esclamo io.

E no! Ribatte lui...se sei ottimista e poi ti capita qualcosa di brutto rimani anche deluso. Meglio essere realisti. Bene! dico tra me e me, dato che sono un coach sarà meglio che capisca che cosa mi si stà presentando come opportunità.

Ragioniamoci su un pò, ti và? dico.

Poniamo che ci siano 2 persone una ottimista e l'altra pessimista che sanno già che nel giorno di domenica prossima romperanno entrambi una gamba(scelgo apposta situazioni forti per alzare il livello emotivo, durante gli esempi ).

Se oggi è lunedì immagino che il pessimista passerà 6 giorni di Inferno pensando a ciò che realisticamente gli accadrà. L'ottimista invece, nonostante sà già ciò che gli accadrà dovrebbe nutrire le speranze (ndr. altrimenti che ottimista è ) che non gli accada e in questo modo passerà 6 giorni in Purgatorio ( in Paradiso mi sembrava eccessivo ). Arrivata la famigerata domenica entrambi rompono la gamba e il pessimista, realista, non proverà la delusione che invece proverà sicuramente l'ottimista. Ora, secondo te, gli chiedo, quale delle due settimane contiene meno dolore? Dovendo prendere il posto di uno dei due quale sceglieresti. ( nessuno dei due non vale ).

Come ne siamo venuti fuori?

Einstein aveva ragione...ha detto.

Che mito...il mio amico.

Come passare dalla tristezza alla serenità!

Sapete come entrare in uno stato di serenità quando vi sentite tristi? Nooo? E invece lo sapete! … e ve lo dimostro con quest’aneddoto tratto dalla mia esperienza.

Il mio studio è proprio sopra l’abitazione di mia madre e anche se capita di rado che io faccia coaching con lei … talvolta capita. Come tutti sanno, nessuno è profeta in patria e per questo a tutti si sconsiglia di fare coaching con i propri parenti. Infatti, con lei avevo già fallito molte volte, nel tentativo di applicare le tecniche di PNL che conosco per farla passare da una visione negativa della vita (sua consuetudine)a una positiva. E non ci sono riuscito finché non mi è venuto in mente di usare la tecnica che permette di entrare nel modello del mondo di qualcuno e rovinarglielo.

Quel giorno ho chiesto a mia madre: “Se tu dovessi insegnarmi a essere sereno, come tu ricordi di essere stata almeno una volta, che cosa dovrei fare?” Dopo le prevedibili difficoltà di avvio, ecco che mi dà tutte le istruzioni sulla postura, il viso, le mani il respiro e mi dice anche che cosa devo pensare. A questo punto le chiedo come potrei, invece, adottare una postura che equivalga al suo stato di tristezza. Superato il rifiuto iniziale, giustificato dal volermi tutelare dal vivere un’esperienza “orribile”, comincia a passarmi le istruzioni per il corpo, per la respirazione e soprattutto per i pensieri. A questo punto avevo già abbastanza informazioni da poter applicare almeno un paio di tecniche che so funzionare bene per la transizione da uno stato all’altro, ma avrei di nuovo commesso l’errore di sempre: volerle insegnare qualcosa. Così le chiesi: “ e se adesso volessi passare da un momento di tristezza a uno di serenità che cosa dovrei fare?”. A questo punto, ormai non aveva dubbi, sapeva cosa avrei dovuto cambiare nella postura nella respirazione e anche nei pensieri.

La sorpresa fu proprio qui. Sapeva anche come cambiare i pensieri: “Allontana i pensieri brutti e pensa a cose più colorate”, mi disse. Chi conosce le sub-modalità della PNL sa bene di cosa parlo.

In sintesi, mi son fatto dire da lei le caratteristiche di uno stato, le caratteristiche dell’altro stato e poi come passare da uno stato all’altro. Io per lo più ascoltavo pazientemente per favorire una paziente ricerca delle cose che doveva dirmi … e capire lei stessa. Con questo ho ottenuto ciò che volevo: che lei prendesse coscienza di cosa può fare per passare da uno stato all’altro, quando ne ha bisogno.

Ciò dimostra che lei sapeva già tutto su ciò che serviva per ottenere quel cambiamento. Le mancava solo di aver coscienza dei passaggi, che solo rallentando il processo - motivata dal dovermelo insegnare - cominciò a capire.

Più tardi incontrandola mi disse: quando sei triste fai come ti ho detto …perché funziona!

Il cervello è il nostro operaio.

La qualità delle domande che ci poniamo quando abbiamo un problema determina la qualità delle azioni che vengono compiute per risolverlo.

Spesso, anzi spessissimo, le persone che si trovano in difficoltà, senza rendersene conto, si pongono questa domanda autolesionistica: perché ho questo problema?

Formulare una domanda iniziando con “ perche ?” mentre ci si trova in una situazione di difficoltà non fa altro che aggravare il problema stesso poichè invita il cervello a lavorare nella direzione sbagliata. Come vedremo, scavare nel passato alla ricerca delle possibili cause non è per niente utile a risolvere i problemi.

Sarete tutti d’accordo nel sostenere che quello di cui si ha bisogno, quando si ha un problema, è di trovare al più presto una soluzione.

Facciamo allora l’esempio di un semplice mal di testa e vediamo come più conviene agire per farlo passare.

Se ci si domanda perché lo si ha, il cervello si mette all’opera per fornire spiegazioni sulle possibili cause…trovando risposte come: sei stressato, hai mangiato male, hai lavorato troppo, troppa tv… e quant’altro. Potrebbe andare avanti per ore a trovare cause persino bizzarre e come spesso accade, mentre è intento a trovare le più attendibili, il mal di testa rimane lì.

Se invece ci si domanda: “come posso far passare il mio mal di testa?”. Il cervello si mette subito all’opera e ti fornisce risposte come: prendi l’aspirina, fai yoga, fatti un sonnellino. E sarete d’accordo che solo facendo qualcosa all’indirizzo di una soluzione suggerita è possibile ottenere il risultato sperato.

Se durante la vostra attività sportiva vi trovate di fronte ad un problema da risolvere fate attenzione alle domande che vi ponete e chiedetevi sin da subito:” come posso risolverlo? Anziché “ perché ho questo problema?”. Vi conviene!

Il cervello è il vostro operaio instancabile che farà sempre quello che gli chiederete di fare. Scegliete bene cosa fargli fare così potrete davvero apprezzarlo per quel che vale.